PERIFERIA

periferia

Odori di controversie
Rumori di angoli e tabacco automatico
Il Lambro sembra solo un effetto diuretico.
Mi sento come il Danubio
Lungo come l’Europa
Piccolo come un cesto di ciliegie
Corre marrone e cammina squalo
Che mangia la memoria e colora i ricordi
Asfalto
Che rosa eri
Che rosso sarai
Col petto gonfio ti aspetto
E mani aperte attendono di salutare
Ciò che la sera è
E la notte è ancora
E ancora giorno mi regala
Nebbia, schiarite e crepuscoli
Con gioia e amara mente
Tocca la spalla e sfiora l’inguine.
Il Madeira è un vino che porta lontano
Il mare è un vizio che porta oltre
La nostalgia è una strada che ti porta a casa
L’inferno è una porta aperta.
Le braccia, aperte
Sono ali senza volo
Gli occhi, aperti
Sono solo sogni perduti.

vcc

poesia tratta da Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare – Marcos y Marcos edizioni. #chièsenzapeccatononhauncazzodaraccontare

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di Vincenzo Costantino

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di Vincenzo Costantino

ECCO DOVE ABITO

ECCO DOVE ABITO

Ieri notte
ho fatto un sogno in cui potevo volare.
Solo muovendo braccia e gambe ero capace di
liberarmi e rimanere sospeso nell’aria.
Sulla terra c’era tutta questa gente che protendeva
le braccia e cercava di tirarmi giù
ma non ci riuscivano.
Mi veniva voglia di pisciargli addosso
mi volevano tirare giù spinti solo dalla loro incapacità
di volare.
Non dovevano fare altro che muovere braccia e gambe
cominciare a provarci, piano piano,
come avevo fatto io.
Certa gente pensa e ama quello che è facile e non si innamora più di quello che è semplice.
Ecco dove abito.

vcc

di Vincenzo Costantino

SCUOLA DI VITA

SCUOLA DI VITA

Sopravvivere in periferia
è stata una grande scuola.
I miei compagni delle medie
sono per il cinquanta per cento sottoterra
e l’altro cinquanta sta ancora sopravvivendo
chi dentro, chi fuori.
Ho avuto la fortuna di avere dei buoni maestri sottopagati,
che mi hanno avvicinato a Steinbeck,
alla poesia francese
alla letteratura in genere facendomela amare.
Ho amato persino Plutarco e le sue vite parallele quando avevo dieci anni.
E tra scuola di vita e scuola dovuta
il giorno che mi imposero di fare la comunione
mi ricordai di Plutarco e domandai al prete:
“…ma, don Carlo, a chi devo confessare i miei peccati a Dio o agli uomini?”
“A Dio, figliolo…” rispose il prete.
“Allora… si faccia da parte, don Carlo”.
E me ne uscii dalla chiesa sputando l’ostia e in preda a conati di vomito.
Iniziava la mia strada verso il peccato.
Ma del resto…
chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare.

vcc
#chièsenzapeccatononhauncazzodaraccontare

di Vincenzo Costantino

NIENTE È GRANDE COME LE PICCOLE COSE

NIENTE È GRANDE COME LE PICCOLE COSE

Mentre spremi un’arancia
canta la lavatrice
e l’acqua della doccia
ti riscalda i pensieri
la vita si offre così
attraverso uno schermo di persuasione
e mentre c’è chi guarda il sole aspettando la luna
c’è chi si guarda intorno
aspettando un segnale.
Basterebbe guardarsi dentro
e intristirsi
per il continuo bisogno di eroi
da quando mi impediscono di bere
di fumare
e mi istruiscono
sull’alimentazione sana
seguono i miei passi
le mie conversazioni per paura che io mi faccia male
è lecito domandarsi
se ci sia vita su Marte.
Quando chiudi la porta,
che tu sia dentro o fuori,
ricordati che
niente è grande come le piccole cose
e che quando incontri qualcuno
che ti sembra non sappia quello che dica
in realtà sta semplicemente dicendo
quello che sa.

vcc

di Vincenzo Costantino

RISSA

Dammi un pugno
dammelo forte
dammelo
mentre intorno disegnano
statue di ghiaccio
e campi di cartone
dammelo
mentre addosso
piovono bestemmie di cani senza coda
e lamenti di topi in fuga
prendimi allo stomaco
mentre respiro a occhi chiusi
la paura dell’inverno
dammi un pugno
dritto in faccia
aggiustami la vista
e spezzami gli odori
dammelo
mentre accanto
i cuscini della memoria
vengono gettati
pieni di lacrime in ritardo
dammi addosso la tua rabbia
picchiami
con le sbarre della tua prigione
trema con la bava alla bocca
mentre colpisci
colpo dopo colpo
sconfitta dopo sconfitta
dammi l’ultimo pugno
e poi guardati le mani
sono vuote
coglione.

vcc
#chièsenzapeccatononhauncazzodaracontare

di Vincenzo Costantino

L’ALBERO DELLA FINZIONE

Lascia giù il colore
il pensiero della collera
domandarsi se ne valga la pena
se c’è rimedio
all’illusione della gioventù
si accompagna di palle di natale
e stelle messe in cima
sopra l’albero della finzione.
L’odore dell’anima
non si lava
neanche con la rassegnazione
con il coraggio e con la confidenza
te lo porti dietro
fino all’ultimo istante
e sa di cenere
tabacco e clementine
è l’odore dei giorni
che confonde
il profumo
della vita.
vcc
#chiesenzapeccatononhauncazzodaraccontare

di Vincenzo Costantino

L’EROE

Non vedo l’ora di fare un atto di coraggio
ma ho paura
anche se un giorno attraverserò Corso Buenos Aires a piedi
berrò birra in un ristorante indiano
magari tornerò a casa a mezzanotte
troverò una donna che sia vera
oppure schiarirò le stelle con un falso pennello
ricorderò le tracce lasciate dalla Seicento di mio nonno
forse farò l’amore cinque volte al giorno
e finalmente in due sì
Non vedo l’ora di fare un atto di coraggio
ma ho paura di diventare un eroe
poi dover salvare le balene
le foche
tappare ogni tipo di buco
andare per mari e monti razzolando bene
anche se un giorno
lancerò le mie mutande usate dalla finestra
sperando che cadano in testa a qualcuno
mi piegherò in due
cagando sangue in un monolocale marrone
magari giocherò a carte le mie speranze
dando a qualcuno un motivo per fischiare
vorrei innamorarmi di un pulcino
avere una figlia
per regalarle un paio di scarpe col tacco
vorrei mangiare la neve con le dita
vorrei essere nato prima
vorrei fare un atto di coraggio
ma… sono ancora vivo.
vcc

di Vincenzo Costantino

MENTRE FALCIAVANO L’ERBA

Ho guardato dalla finestra
ho visto dieci bambini che giocavano agli indiani
ho visto il 1964
ho guardato con attenzione e
ho visto i colori della Jamaica
i riccioli neri della più stupida della classe
la mia malinconia dentro il Johnny Walker
la bicicletta dentro un fosso
la mia prima volta in Francia
la morte di Gilles Villeneuve
la corsa di Mennea
i sogni che diventavano sbronze
le sbronze che cancellavano i ricordi.
Ho guardato dalla finestra
ho visto i dieci comandamenti
non ne ho saltato uno
ho sentito l’odore dell’acero canadese
ho picchiato un cinese
perché aveva insultato un egiziano
ho visto i capelli biondi
della più bella della classe
Vancouver come San Francisco
ho visto quello che mi hanno fatto vedere
ho visto quello che volevo
ho visto scivolare la luna in una pozzanghera
ho visto che non potrai mai fare domani
quello che potevi fare ieri.
vcc

di Vincenzo Costantino