UNA POESIA DI VICTOR CAVALLO

VICTOR CAVALLO

girava per il centro di Roma a raccogliere frammenti di frutta buttati, odori di cucina, parole di passanti sconosciuti, tips giocate al totocalcio, biglietti Atac scaduti, sogni e fragranze di belle ragazze e di bei ragazzi, monete straniere perse tra i sampietrini insabbiati, carciofi fritti sul pavimento, cocci verbali di ogni provenienza […] e con tutto ciò faceva la sua minestra ‘de jour’, una minestra d’amore.

 

A immaginare una vita ce ne vuole un’altra

già pronta a disperdersi

già pronta a non

restituirsi niente a dimenticarsi anche le

parole.

Sembra di scherzare a notte fonda e solitaria

sembra di avere un’età distinta da qualcos’altro

uno stormo che gira attorno gridando

un profumo impreciso di carne bruciata

o un testamento o una casa da acquistare

non so dove

 una luce che cambia come me senza sapere

a immaginare una testa più dura

un cuore diverso

una piccola foresta più dentro

dove c’è il respiro

 Se fossi un artigiano riprenderei il lavoro

a costruire un comodino celeste

ad avere freddo di mattino vicino al ponte

a vedere i cipressi nel cielo colore del fiume

a parlarmi come a un giovanotto

 e se non fossi che un provvisorio mortale

come mio padre come i miei fratelli

a discutere in treno fumando

e a bere liquori bianchi

e certe volte scivolare sulle caviglie come

una signorina nella neve come un ragazzo

con le scarpe nuove

 qualcosa è sospeso come un roveto ardente

senza figura né parola

come stessi ben piantato in terra e insieme a

un’infinita altezza

 come un lontanissimo mai nato

 da qualche mattino i fantasmi mi parlano

appaiono dietro le finestre azzurre

mi toccano le spalle

mi respirano attorno al collo

come un suono di passi che d’improvviso s’alza e poi si smorza

in una quiete simile a sonno d’un animale

come se qualcosa vivesse dentro il rumore dell’acqua

dentro un nido dentro gli occhi chiusi

 

e io mi chiedo se il coraggio di vedere tremare

e crescere

possa essere il lievito del mio nuovo giorno.

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di Vincenzo Costantino

2 commenti su “UNA POESIA DI VICTOR CAVALLO

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